Olio

153 Views 0 Comment

L’olivo è una pianta tipica mediterranea e l’olio è considerato, a ragione, uno dei prodotti principali dell’antichità classica. La pianta è conosciuta dall’uomo da oltre 5.000 anni, le cui origini, presumibilmente, sono da ricercare nell’area Caucasica. Esso era già coltivato dai popoli Semito-Camitici, il codice babilonese di Hammurabi del 2.500 A.C. ne regolamentava l’uso, l’olivo e l’olio sono utilizzati dagli antichi egizi a partire dalla VIII Dinastia dei Faraoni.
Ma è nella cultura greca che l’olivo assume un’importanza che travalica i confini terreni per divenire pianta sacra agli Dei, oltre che simbolo di pace e vittoria.

I Greci e i Fenici, i primi come colonizzatori, i secondi come commercianti, contribuiscono intorno all’anno 1000 A.C. alla diffusione dell’olivo e dell’olio verso occidente.vIn Italia la coltivazione dell’olivo si sviluppa, nel IV – III secolo A.C., a partire dal meridione. Nell’area dell’odierno Abruzzo, viste le favorevoli condizioni pedoclimatiche, questa coltura non tarda a diffondersi.
Le prime tracce della vocazione olivicola dell’Abruzzo risalgono al periodo della dominazione romana, quando le misure protezionistiche adottate da Roma favoriscono un’espansione dell’olivicoltura ed anche dell’industria olearia con il fiorire di numerosi trapetum, Virgilio attesta la presenza dell’olivo nella Marsica, dove vi era il lago del Fucino, mentre Ovidio ne documenta la produzione nella Valle Peligna.

Nell’età imperiale, inoltre, numerosi sono gli scambi commerciali tra i Municipi romani della nostra regione (Anxanum, Historium, Cluviae, Interamnia, ecc.) e l’Urbe, basati soprattutto su prodotti agricoli quali olio, vino e cereali.

Con la caduta dell’Impero Romano e con l’inizio delle invasioni barbariche e della dominazione Longobarda si avvia il declino delle produzioni e dei commerci in genere, fino ad arrivare negli anni più bui del Medio Evo ad un’economia di tipo autarchico in cui le produzioni vengono destinate all’autoconsumo familiare. La venuta in Italia dei Benedettini Cistercensi, intorno al XII secolo, determina una ripresa dello sviluppo economico e sociale della regione e probabilmente è all’interno delle abbazie (S.Clemente a Casauria, S.Giovanni in Venere, S.Maria d’Arabona, ecc.) conosciute per la loro operosità, che si pongono le basi per un’attività di selezione e una ripresa della coltivazione dell’olivo.

Documenti storici (rogiti notarili, lettre di scambio) testimoniano che già a partire dagli ultimi anni del Medio Evo prende consistenza un cospicuo volume di traffici, compreso quello dell’olio, tra i porti della nostra Regione, gli attuali Pescara, Ortona, S.Vito, Vasto, ecc. con Venezia, la Dalmazia ed altri centri della costa Adriatica.

Scritti riguardanti le fiere commerciali, famose quelle di Lanciano, e statuti comunali di diverse città della nostra Regione citano del commercio dell’olio e dei relativi pesi e misure, di norme riguardanti la raccolta delle olive e delle attività di trasformazione.

L’antico statuto dell’Universitas Lancianese del 1592 così recita: …… volendo vedere l’oglio al prezzo che vale tra gli homini della Città debbiamo tenere la carafa e la mezza carafa et altre misure piccole quali averanno da essere giusti e suggellate dalla Zecca ……; nel “Capitula, privilegia ad statuta dell’Università di Loreto Aprutino” si citano di precise norme per quanti si aggirassero ingiustamente in età maggiore di cinque anni per le olive colte …, né toglierli con uncino, o canna, o qualunque sorte di bastone a battere dette olive …. sia condannato alla pena di grana dieci. Ciò a testimonianza che la coltura dell’olivo e la produzione dell’olio non perdono mai la loro centralità nell’agricoltura abruzzese.

Durante la dominazione spagnola l’agricoltura abruzzese in generale vive un nuovo periodo di decadenza; a partire però dai primi anni dell’800 avvengono importanti trasformazioni socio-economiche: il latifondo feudale si trasforma in latifondo borghese e la proprietà della Chiesa vengono concesse agli agricoltori mediante enfiteusi e livelli. Tutto questo comporta la nascita di grandi proprietà borghesi e di medie e piccole proprietà contadine attraverso un cambiamento che si completa verso la fine del secolo quando, grazie all’insediamento stabile nelle campagne, si ha un particolare sviluppo delle coltivazioni arboree tra le quali l’olivo in particolare.

A sottolineare l’importanza che l’olivo ha mantenuto anche durante questo periodo citiamo alcuni scritti.

Nel 1792 il visitatore regio Giuseppe Maria Galati così annotava:
“Il terreno dell’Abruzzo marittimo è adatto agli ulivi, nel chietino questa coltivazione cresce sempre più, ve ne sono di due sorti, una di gentili, l’altro di meno gentili, detto nel paese “cucche”. I primi danno un frutto più frequente, meno copioso e olio migliore. I secondi danno un frutto più raro, più copioso ed olio meno buono”. Nel 1806 Rémy d’Hauteroche, tenente dell’esercito francese al seguito di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, scriveva di una missione militare verso Penne: “Marciavamo per una piantagione di olivi, il cui fogliame sotto la luce della luna sembravano d’argento…..”, “Via, la sorgere del sole non ci peserete più. % notte, sono questi interminabili uliveti, questo silenzio che ci rendono malinconici”. Uno storico della zona, il Marchesani, elenca invece le principali varietà di olivo coltivate nella prima metà dell’800, dandone una descrizione sia come pianta e frutto, sia come prodotto ottenuto; si parla di gentili, olivastri, caprine ed indorse.

Fonte: Consorzio di Tutela dell’olio extravergine di oliva Aprutino Pescarese